martedì 6 agosto 2024

PALAZZINA LAF

Ieri sera mi sono recato a cinema ed ho visto "Palazzina LAF" di  Michele Riondino, un film semplicemente poetico. Certo è realistico perché tratta di fatti realmente accaduti all'Ilva di Taranto e chi sa' (ed io lo so) in quante altre aziende ci sono state e ci sono reparti "confine" dove, appunto, venivano confinati lavoratori ritenuti indesiderabili semplicemente perché facevano valere i propri diritti. Lo Stato di Diritto varcate le soglie delle aziende si ferma, non vale più, per lo meno in alcune, ma diciamolo in diverse. 

Mi ha fatto ricordare i reparti nocivi dove mettevano i sindacalisti di reparto alla Fiat di Valletta, come quello della carrozzeria dove i sistemi di sicurezza per la propria salute non esistevano e pertanto erano condannati a morire prima degli altri. 

Pochi hanno scritto su queste fasi della storia del movimento operaio o quello scritto è destinato all'oblio. Invece Riondino lo rilancia senza remore di far "male" a qualcuno, un film a dir poco graffiante con sferzate frusta sul modo imprenditoriale che ha modellato tutto, anche i propri dipendenti, a merce, alla prostituzione in cambio di denaro. Ma c'è un altro mondo che mai potrà venire meno, il mondo rappresentato dai fiori seminati e coltivati con amore dalla stessa spia, sul davanzale di una delle finestre della Palazzina LAF dove erano rinchiusi i lavoratori con tanto di guardia che avevano di più dell'aguzzino. 

La donna che in gioventù avrebbe voluto cantare e non lo ha fatto chi sa' per quale motivo rinchiusa nella palazzina semplicemente perché in "esubero" alla sua mansione o perché non si era voluta inchinare alla volontà del direttore. Una vita spesa al lavoro e terminata in quel modo ingrato. 

Il conflitto interiore della spia, interpretato dallo stesso Riondino, è emblematico per rappresentare i valori tradizionali della cultura cristiana del popolo del Sud a cui era stato educato ed invece il tradimento che stava mettendo in atto. 

Mi ha fatto venire in mente un altro film di Elio Petri "La classe operaia va in paradiso" con Gian Maria Volonté, un attore straordinario che ha reinventato il mestiere dell'attore in Italia. Anche quel film fu di denuncia sociale delle sfruttamento e alienazione degli operai e compie scelte di campo a loro favore. 

La pesantezza della fabbrica, i rumori metallici, la brutalità dei rapporti, anche quelli dell'amore sono presenti in entrambi i film. 

Riondino interpreta molto bene il suo ruolo e la parte migliore è quella del conflitto con sé stesso per il tradimento che sta praticando. Esplode in lui partendo dalla sua coscienza religiosa e da quel momento anche lei non fa più la spia, anche se permangono in lui le caratteristiche antropologiche tipiche del gruppo socio-cuturale di appartenenza. 

Un ottimo film.



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