Il viaggio se lo interpretiamo come forma di turismo non serve a nulla se non ad alimentare la sua industria. E devo dire che questa forma di turismo negli ultimi anni è cresciuta notevolmente e sono aumentati i suoi prodotti diversificati, ma non è affatto cresciuto tutto ciò che comporta, in termini di valori appresi, il viaggiare. Insomma il viaggiatore è cosa diversa dal turista, il viaggiatore impara il turista consuma. Questo non significa che non ci siano dei turisti che viaggiano si camuffano, appunto, da turisti.
Viaggiare è errare. Viaggiare appartiene alla nostra condizione primitiva, quella nomade e non sedentaria come siamo diventati con lo sviluppo a dismisura delle città e l'urbanizzazione ovunque. Probabilmente moltissime persone non sono più in grado di viaggiare per davvero, mentre invece ci sono tantissime persone e sono in crescita, che sono in grado di raggiungere posti lontanissimi dalla loro residenza abituale.
Nei viaggi cerchiamo qualcosa del nostro io, qualcosa della nostra infanzia, forse qualcosa di quando eravamo nel grembo materno, ma non lo troveremo mai e continuiamo a cercare, a viaggiare verso luoghi nuovi nella speranza di trovarci. Tutto inutile, l'animo umano è senza fine.
La domanda da porsi è quella se esiste ancora questo concetto del viaggio? Io non credo, il viaggio è diventato un altro oggetto da consumare il più velocemente possibile. L'aspirazione è quella del televiaggio, cioè la smaterializzazione del corpo in un luogo e la sua rimaterializzazione in un altro. Il viaggio ormai è diventato un qualcosa di cui si vorrebbe evitare se potessimo farlo. È nel viaggio non nel luogo di destinazione che avvengono quei passaggi che richiedono un percorso di cambiamento e questo comporta anche una preparazione fisica ma soprattutto psicologica. Ma nell'immediato futuro ci saranno mezzi di trasporto senza piloti, poi il teletrasporto e poi finanche il viaggio solo con la mente e non con il corpo che rimarrà nel luogo di partenza. Insomma quello che abbiamo visto al cinema con Matrix accadrà, sta accadendo.
C'è una continua e costante mobilità che ha azzerato il vero viaggio e che costringe la parte più fragile della società a rimanere localizzata, con brevi e veloci (ancora troppo poco veloci per i pendolari) spostamenti, in costante aumento verso i centri di direzione economica e finanziaria nei centri delle città.
Il viaggio, invece, se è fatto lentamente è un fattore di crescita personale, ancora di più se per raggiungere una meta lo facciamo a piedi. Ancora meglio se è fatto con persone conosciute solo per il viaggio. Non mi dilungo sui valori che interiorizzano chi intraprende viaggi di tal genere, Cito solo quello della responsabilità o quello del sacrificio.

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