domenica 6 aprile 2025

LIBRI FRAMMENTATI NELL'OTTOCENTO

LIBRI FRAMMENTATI NELL'OTTOCENTO di Luciano Vacca

Nell'Ottocento prendere i libri in prestito era più conveniente che comprarli. Ma era necessario trovarsi nei pressi di una biblioteca, entrarci, pagare un'iscrizione annuale, dopodiché andare avanti e indietro, ritirando e restituendo i volumi. Il tutto in un luogo sacro, sotto lo sguardo sprezzante di bibliotecari borghesi ai quali era inevitabile rivelare i propri gusti letterari o la loro mancanza. Tali ostacoli, inconsistenti per chi era a suo agio in quell'ambiente, erano invece concreti per la maggioranza dei lettori potenziali che non osavano nemmeno entrare in una libreria, strutture minacciose in cui ai clienti di fiducia era concesso curiosare.

Giornali e periodici erano di natura diversa: più facilmente reperibili, più avvicinabili e senza dubbio più economici. Non vi era nulla di più semplice per un editore che suddividere un libro e venderlo a capitoli, se nn addirittura a pagine,  chi non poteva permettersi di acquistarlo tutto in una volta.

Esistevano tre diversi modi in cui un libro poteva essere pubblicato a puntate:

  • Il primo consisteva nella vendita di capitoli di sedici o otto pagine come pubblicazioni settimanali o mensili. I lettori potevano alla fine riunire le parti e farle rilegare in un unico volume. Il vantaggio risiedeva nel fatto che che si pagava poco alla volta e che, se la storia si fosse rivelata noiosa, si poteva semplicemente decidere di smettere di acquistare i fascicoli. Il metodo si rivelò abbastanza utile nella vendita di ampie opere di consultazione come il Grande dizionario universale del XIX secolo di Pierre Larousse.
  • La seconda modalità consisteva nell'inserimento dei capitoli in un periodico o in un quotidiano, in aggiunta alla normale offerta di notizie e rubriche.
  • Un terzo metodo era quello di stampare periodici interamente dedicati alla pubblicazione a puntate di diverse opere. In questo modo si poteva sperare di arginare il crollo di vendite che seguiva alla conclusione di un romanzo molto amato: pubblicando quattro o cinque libri contemporaneamente, c'era sempre la possibilità che gli abbonati si affezionassero a più di uno.

Agli inizi dell'Ottocento in Inghilterra la pubblicazione a puntate era la maniera più efficace per vendere libri, soprattutto i romanzi. L'idea di una rivista popolare illustrata adatta a tutta la famiglia, costituita in prevalenza da romanzi a puntate, fu una della tante innovazioni che furono imitate nel continente. Infatti nel "Journal pour tous" di Louis Hachette (la sua casa editrice è ancora presente nel mercato francese) le cui pubblicazioni iniziarono nel 1855 nel primo numero si dichiarava come lo scopo fosse quello di produrre in Francia il genere di periodico popolare che da alcuni anni circolava in Inghilterra. Il fine morale del "Journal pour tous" era di offrire sia "all'uomo dei mondo" sia la lavoratore "i romanzi più famosi della letteratura contemporanea". Pur non riuscendo a raggiungere livelli altissimi di diffusione, il "Journal pour tous" contribuì notevolmente alla diffusione di opere come quelle di Paul Féval e Eugène Sue.

Il romanzo a puntate richiedeva all'autore determinati requisiti - la rapidità di scrittura tipica dei giornalisti ossessionati dalle scadenze e l'impossibilità di ricorrere a revisioni e riscritture - e gli imponeva numerose limitazioni: il racconto doveva essere imperniato sull'azione, perchè potesse essere letto da un ampio pubblico che non ci poteva permettere di annoiare; i nuovi lettori doveva essere informati delle vicende precedenti; si dovevano preferire i dialoghi a scapito delle lunghe descrizioni. La pubblicazione di un romanzo a fascicoli nei giornali, soprattutto nei quotidiani, permetteva di prolungare quasi all'infinito la narrazione, in caso di successo, e di interromperla di punto in bianco se necessario. Naturalmente potevano uscire a puntate anche romanzi seri come quelli di Dickens ed anche dell'intellettuale Henry James che pubblicò  "Ritratto di signora" in fascicoli mensili sull'"Atlantic Monthly" di Boston sul "MacMillan's Magazine" di Londra.

Nel complesso, comunque, gli scrittori erano costretti a inserire nelle narrazioni frequenti momenti di "climax" per mantenere vivo l'interesse del lettore. Spesso l'architettura generale dell'opera veniva sacrificata a vantaggio dei ricorrenti colpi di scena o molto spesso il romanzo non aveva alcuna architettura particolare: c'erano autori che quando scrivevano non sapevano cosa sarebbe successo nelle puntate successive. Il pubblico richiedeva un evento mozzafiato (tecnica del cliffhanger), se non proprio al termine di ogni episodio, almeno - laddove gli abbinamenti erano trimestrali - prima della data del rinnovo. Gli autori non poteva permettersi di essere noiosi in nessun passaggio ed impararono i trucchi del mestiere: come "sbiancare" il testo, attraverso numerosi paragrafi e capitoli brevi che avrebbero riempito in fretta le pagine e come protrarre le conversazioni". Negli anni Quaranta uno come Alexandre Dumas si impegnò a scrivere per il "Siécle" centomila righe l'anno a un franco e mezzo a riga, il che significa che poteva arrivare a guadagnare più di centocinquantamila franchi annui: una vera fortuna in quell'epoca. Ed allora lui, dopo l'accordo iniziò a scrivere le sue righe straordinariamente brevi. Lo stratagemma inventato da Dumas non poteva durare a lungo infatti gli editori decisero che il pagamento sarebbe avvenuto ad ogni singola "parola". Dopo un pò la natura stereotipata dei romanzi a puntate iniziò a risultare per gli stessi lettori noiosa arrivando al punto di prevenire quanto l'autore stesso avrebbe scritto successivamente. Quel modo di scrivere, frammentare e comprimere il finale, sviluppò una passività completa nei lettori. Accadeva pure che l'acclamazione del pubblico di un autore richiedesse che un romanzo lo si protraeva all'infinito con una serie di personaggi secondari inutili per lo sviluppo della storia come accade oggi per alcune serie televisive dove il personaggio può finanche morire e poi resuscitare

Oltre alle pressioni dei lettori era la forza del mercato che spingeva gli scrittori trovassero una via d'uscita anche dalle situazioni più disparate. Il cattivo poteva anche essere stato ridotto a un tizzone ardente nell'incendio di un palazzo o affogato nelle acque gelide del Mare del Nord ma si trovava sempre un escamotage per far ripartire nuove serie straordinarie di avventure.

L'inizio di un romanzo doveva catturare il lettore, il finale doveva lasciarlo appagato. Alcuni incipt d'effetto vennero sfruttati ai limiti del ridicolo. I finali erano altrettanto problematici.

Il passaggio dalla pubblicazione a puntate al volume unico non era automatico, perlomeno in Francia, dove i quotidiani pubblicavano sempre più spesso romanzi in fascicoli che non venivano in seguito proposti in volume. In Inghilterra, al contrario, gli autori dei racconti a puntate erano in genere piuttosto affermati, e la pubblicazioni a episodi era solo il primi passo della vita di un romanzo.

Romans Feuilletons

L'invenzione del "romanzo a fascicoli" si diffuse rapidamente in tutta Europa. In Francia le elitarie "Revue de Paris" e "Revue des Deux Mondes" pubblicavano alta letteratura a puntate fin dalla loro nascita: la vera rivoluzione fu la comparsa dei romanzi a puntate sui quotidiani - il roman feuilleton. In Inghilterra questa pratica (tranne che nel caso dei supplementi domenicali) era inconsueta. In Francia divenne comune grazie all'intraprendente editore Emile Girardin.

La pubblicazione a puntate ebbe successo in tutta Europa, ma il modo con cui veniva recepito e il prestigio che vi si attribuiva variavano considerevolmente da una nazione all'altra. In Spagna e in Italia, la pubblicazione a puntate diventò la norma solo dopo che il feuilleton si era ampiamente diffuso in Francia negli anni Trenta dell'Ottocento, ma attirava soltanto le persone istruite del ceto medio che leggevano i giornali.


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Bibliografia:

Donald Sassoon - "La cultura degli Europei dal 1800 a oggi" Edito da Rizzoli





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