"Morte a Venezia" di Thomas Mann è un altro grande capolavoro ascrivibile alla narrativa mondiale e atemporale e va letto piano piano come si beve un calice di buon vino, assaporandone ogni goccia e l'ultima berla con un certo dispiacere, proprio perché è l'ultima.
Certamente non può essere letto se non si è scevri da pregiudizi e questo poiché è impossibile, il pregiudizio per lo meno va tenuto sospeso, separato dal lettore. Il pregiudizio rimarrà ma noi dobbiamo, per tutta la durata della lettura, tenerlo sotto chiave, altrimenti il godimento non avviene.
Viene raccontata la decadenza di uno scrittore e la sua scoperta della propria omosessualità nel desiderare un giovinetto. È il decadimento di una società di fronte alla giovinezza, un decadimento durante la peste che condurrà alla morte lo scrittore. O è forse quel desiderio che lo porterà alla morte?
Lo stile utilizzato da Mann è unico, originale, direi poetico, di una maestria senza precedenti e oltre al godimento di chi lo legge, i new writers che si accingono a fare questo mestiere dovrebbe certamente averlo come riferimento e tenere una copia del libro nella propria biblioteca personale e leggerlo più volte nel corso della propria vita. Certo non tutti possiamo essere dei Mann, ma averlo come ispirazione durante il proprio lavoro aiuta notevolmente.
Lo scrittore, quello di cui racconta e del quale lui si identifica, poteva andare via da Venezia e salvarsi dalla peste, ma l'amore, il desiderio lo "colpisce" prima e a quel punto decide di rimanere e di morire.
Forse quel giovane ragazzo non ricambierà del tutto il desiderio di Aschenbach ma a lui era sufficiente solo vederlo, solo sfiorarlo. Insomma un amore che potrebbe essere considerato scandaloso, ma in fondo l'amore è la rottura di un equilibrio in modo impetuoso, irreparabile. L'amore è un tumulto di emozioni che fino a quel momento manco si sapeva di avere, le quali diventano irrefrenabili.
Di fronte alla bellezza nulla può, anche la volontà si piega ad essa, bisogna soltanto arrendersi all'inevitabile, al destino, arrendersi alla propria fine.
Mann nel suo libro tutto ciò lo racconta con una sensibilità e una prosa che sembra appena sfiorare i sentimenti che l'amore produce.

L' ho assaporato la prima volta quando avevo quindici anni, al secondo anno delle superiori, V ginnasio allora, assieme a tanti altri scrittori americani. Scoprivo un mondo, pur vivendo in un seminario cattolico, dove tutto era proibito, ma scoprivo anche il fascino della bellezza e i primi impulsi dell' Eros. Da allora questo libro mi ha sempre affascinato. Assolutamente da tenere e da rileggere.
RispondiEliminaSiamo di fronte ad un capolavoro che ogni generazione che si approcci al mondo della letteratura dovrebbe leggere.
EliminaLa natura umane è davvero senza limiti, solo le convenzioni sociali la ingabbiano, ma quando questo viene meno, esplode.