Una scena del film di Liliana Cavani, "Il portiere di notte" mi ha particolarmente colpito lasciandomi interpretare in un determinato senso tutto il film. La scena è quella di Lucia che balla in modo lascivo per i gerarchi nazisti suscitando in loro il desiderio. Ma quale desiderio?
Il film lo avevo visto appena uscito ma non avevo letto fino in fondo la profonda ricerca autoriale sul potere e sul suo utilizzo al fine del male.
La storia è ambientata a Vienna in un albergo dove Max, ex nazista, incontra Lucia, ex deportata. Tra i due, volontariamente, si ricrea quella relazione morbosa e perversa che era già avvenuta nel campo di concentramento durante la guerra. In verità è Lucia che la cerca e suscita in lui quelle emozioni già provate.
Tra i due c'è evidentemente una relazione sadomasochista dove l'amore è l'altro polo della stessa relazione. Ma quello più interessante è come loro, carnefice e vittima, invertono spesso il ruolo. Si concedono questa libertà che altrove non aveva avuto. Sono proprio gli ex gerarchi nazisti amici di Max che cercano di vietare quella relazione per la libertà che i due manifestano.
Il male, i suoi simboli e i suoi riti suscitano un certo fascino perché c'è un legame con l'erotismo. C'è una vastissima letteratura sul legame tra la sessualità e l'oggettistica che l'alimenta. In fondo si dice, banalmente, che chi fa l'amore è come se facesse la guerra.
Per i due protagonisti, interpretati magistralmente da Dirk Bogarde e dalla sensuale Charlotte Rampling, ovviamente, l'epilogo non può essere se non quello della morte, dove questo sta a significare che quel tipo di libertà, che coscientemente avevano scelto di praticare, non può nemmeno essere pensata in una società illiberale come quella strutturata ai fini produttivistici dell'immediato dopoguerra. Non può essere pensata perché esce dalle convenzioni, rompe gli schemi e gli stereotipi finanche degli ex nazisti.
Max fa il portiere di notte in un grande albero a Vienna perché si vergogna di quello che ha fatto, rifugge la luce del giorno. Lucia quando lo vede nell'albergo rivive quelle emozioni che aveva vissuto durante la sua deportazione da ebrea, emozioni insite in un legame tra vittima e carnefice.
I simboli delle tetre religioni ideologiche che hanno prodotto tanto male nel Novecento, continuano ad essere fonte di attrazione contemporanea perché contengono potenti messaggi simbolici legati all'erotismo e la Cavani è stata capace di indagarli e immortalarli nella storia del cinema divenendone monito per le generazioni future.

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