sabato 29 giugno 2024

IL FASCINO DEL MALE

Una scena del film di Liliana Cavani, "Il portiere di notte" mi ha particolarmente colpito lasciandomi interpretare in un determinato senso tutto il film. La scena è quella di Lucia che balla in modo lascivo per i gerarchi nazisti suscitando in loro il desiderio. Ma quale desiderio? 

Il film lo avevo visto appena uscito ma non avevo letto fino in fondo la profonda ricerca autoriale sul potere e sul suo utilizzo al fine del male. 

La storia è ambientata a Vienna in un albergo dove Max, ex nazista, incontra Lucia, ex deportata. Tra i due, volontariamente, si ricrea quella relazione morbosa e perversa che era già avvenuta nel campo di concentramento durante la guerra. In verità è Lucia che la cerca e suscita in lui quelle emozioni già provate. 

Tra i due c'è evidentemente una relazione sadomasochista dove l'amore è l'altro polo della stessa relazione. Ma quello più interessante è come loro, carnefice e vittima, invertono spesso il ruolo.  Si concedono questa libertà che altrove non aveva avuto. Sono proprio gli ex gerarchi nazisti amici di Max che cercano di vietare quella relazione per la libertà che i due manifestano. 

Il male, i suoi simboli e i suoi riti suscitano un certo fascino perché c'è un legame con l'erotismo. C'è una vastissima letteratura sul legame tra la sessualità e l'oggettistica che l'alimenta. In fondo si dice, banalmente, che chi fa l'amore è come se facesse la guerra. 

Per i due protagonisti, interpretati magistralmente da  Dirk Bogarde e dalla sensuale Charlotte Rampling, ovviamente, l'epilogo non può essere se non quello della morte, dove questo sta a significare che quel tipo di libertà, che coscientemente avevano scelto di praticare, non può nemmeno essere pensata in una società illiberale come quella strutturata ai fini produttivistici dell'immediato dopoguerra. Non può essere pensata perché esce dalle convenzioni, rompe gli schemi e gli stereotipi finanche degli ex nazisti.

Max fa il portiere di notte in un grande albero a Vienna perché si vergogna di quello che ha fatto, rifugge la luce del giorno. Lucia quando lo vede nell'albergo rivive quelle emozioni che aveva vissuto durante la sua deportazione da ebrea, emozioni insite in un legame tra vittima e carnefice. 

I simboli delle tetre religioni ideologiche che hanno prodotto tanto male nel Novecento, continuano ad essere fonte di attrazione contemporanea perché contengono potenti messaggi simbolici legati all'erotismo e la Cavani è stata capace di indagarli e immortalarli nella storia del cinema divenendone monito per le generazioni future. 



martedì 18 giugno 2024

AMORE E MORTE

"Morte a Venezia" di Thomas Mann è un altro grande capolavoro ascrivibile alla narrativa mondiale e atemporale e va letto piano piano come si beve un calice di buon vino, assaporandone ogni goccia e l'ultima berla con un certo dispiacere, proprio perché è l'ultima. 

Certamente non può essere letto se non si è scevri da pregiudizi e questo poiché è impossibile, il pregiudizio per lo meno va tenuto sospeso, separato dal lettore. Il pregiudizio rimarrà ma noi dobbiamo, per tutta la durata della lettura, tenerlo sotto chiave, altrimenti il godimento non avviene.

Viene raccontata la decadenza di uno scrittore e la sua scoperta della propria omosessualità nel desiderare un giovinetto. È il decadimento di una società di fronte alla giovinezza, un decadimento durante la peste che condurrà alla morte lo scrittore. O è forse quel desiderio che lo porterà alla morte? 

Lo stile utilizzato da Mann è unico, originale, direi poetico, di una maestria senza precedenti e oltre al godimento di chi lo legge, i new writers che si accingono a fare questo mestiere dovrebbe certamente averlo come riferimento e tenere una copia del libro nella propria biblioteca personale e leggerlo più volte nel corso della propria vita. Certo non tutti possiamo essere dei Mann, ma averlo come ispirazione durante il proprio lavoro aiuta notevolmente. 

Lo scrittore, quello di cui racconta e del quale lui si identifica, poteva andare via da Venezia e salvarsi dalla peste, ma l'amore, il desiderio lo "colpisce" prima e a quel punto decide di rimanere e di morire. 

Forse quel giovane ragazzo non ricambierà del tutto il desiderio di  Aschenbach  ma a lui era sufficiente solo vederlo, solo sfiorarlo. Insomma un amore che potrebbe essere considerato scandaloso, ma in fondo l'amore è la rottura di un equilibrio in modo impetuoso, irreparabile. L'amore è un tumulto di emozioni che fino a quel momento manco si sapeva di avere, le quali diventano irrefrenabili. 

Di fronte alla bellezza nulla può, anche la volontà si piega ad essa, bisogna soltanto arrendersi all'inevitabile, al destino, arrendersi alla propria fine. 

Mann nel suo libro tutto ciò lo racconta con una sensibilità e una prosa che sembra appena sfiorare i sentimenti che l'amore produce. 



giovedì 13 giugno 2024

SOSIA DI SE STESSI

Chi è il sosia, il sosia di Dostoevskij? È un uomo uguale, simile a te nell'aspetto fisico, per come si veste. Lavora anche nello stesso posto dove lavori te, frequenta le stesse persone che frequenti te, gli stessi bar, le stesse feste. Ma è il tuo sosia, è un "altro" da te. Ha una personalità completamente opposta da te, forse la vorresti tu quella sua personalità, la desideri, ma non è la tua. Il sosia ti prende in giro, ti prende tutto ciò che ti appartiene: il lavoro, gli amori, gli amici, i colleghi, il tuo cameriere diventa il suo. 

Eppure il sosia nasconde segretamente quello che tu avresti sempre voluto fare e non hai mai osato fare. In fondo il sosia è una parte di te stesso che hai sempre negato a te stesso, hai sempre cercato di fare emergere solo le parti di te "buone" mentre invece quelle "cattive" le hai sempre nascoste. 

Quella parte di te stesso ad un certo punto si sdoppia prende consistenza fisica, agisce anche contro di te stesso. Il risultato è che quando questa situazione si protrae a lungo finisci nel delirio psicotico da cui non torni più indietro. Infatti il personaggio del romanzo creato da Dostoevskij alla fine viene accompagnato da un medico tedesco in ospedale psichiatrico.

Mi è piaciuto dare questa interpretazione del capolavoro di Dostoevskij forse anche perché ho riflettuto su me stesso ancor prima della sua lettura e mi ha dato conferma di quanto avevo conquistato psicologicamente nell'accettarmi, nell'accettare quella parte "nera" di me stesso.



martedì 11 giugno 2024

SCRITTURA E FOTOGRAFIA

La scrittura ha un legame molto stretto con la fotografia. Quando scrivi un racconto breve cerchi di fare stare tutto il mondo in quelle poche pagine, di concentrare tutta la tensione che ha dentro in quello che scrivi. Così è quando scatto la foto, in quella foto, in quello spazio che vedi nel puntatore deve starci il tuo modo di vedere il mondo riflesso nei soggetti che stati per fotografare. O è all'incotrario, sono i soggetti che riflettono la tua visione del mondo? 

È l'occhio della mente che cerca ciò di cui vuoi scrivere o fotografare. Più è sensibile quell'occhio più si è in grado di comprendere e di cogliere quello che si cerca e si rilancia. 

La fotografia è un raccontare attraverso delle istantanee la vita, più il fotografo ha una capacità di penetrare la realtà soprattutto quella fatta di emozioni o sentimenti, più è capace di rappresentarla e quindi raccontare.

Cogliere l'attimo della spontaneità, quel momento in cui il soggetto fotografato si lascia andare, quello è l'istante in cui il fotografo deve essere capace di cogliere. 

Certo fotografare anche la bellezza che esprime l'architettura e il suo cambiare nel corso del tempo è importante, ma è altrettanto importante come l'umanità nelle città, nei loghi dove vive, gioisce, soffre, lavora, gioca, insomma vive. La vita cambia in questi luoghi e il fotografo deve saper cogliere i suoi cambiamenti, immortalarli nel tempo.



sabato 1 giugno 2024

ZONA D'INTERESSE

Jonathan Glazer è un regista davvero straordinario, il suo film "Zona d'interesse" non solo si vede attraverso gli occhi, ma quello che suscita in modo terribile emozioni, è l'ascolto. 

Si ascolta quello che succede nel campo di sterminio degli ebrei, intanto che le donne ed i bambini conducono una vita del tutto normale. Le donne, tra cui la moglie del comandante del campo, parlano delle pellicce e dell'oro sottratto alle vittime mentre che i loro figli giocano nel giardino. È terrificante come il film ha rappresentato molto bene la loro passività mentre intorno a loro c'era l'orrore. Un orrore che si sentiva dalle urla, dagli ordini, dai colpi al di là del muro. 

Lo spettatore si chiede: ma come fanno a stare lì in quell'abitazione? Come facevamo le migliaia e migliaia di tedeschi che pur sapendo quello che accadeva dentro i lager facevano i bagni nei laghi. 

Un film da vedere e rivedere, ma soprattutto materiale su cui riflettere. 




LIBRI FRAMMENTATI NELL'OTTOCENTO

LIBRI FRAMMENTATI NELL'OTTOCENTO di Luciano Vacca Nell'Ottocento prendere i libri in prestito era più conveniente che comprarli. Ma...