domenica 17 novembre 2024

I CAMPI HOBBIT

È difficile fare Storia quando trattiamo argomenti troppo vicini alla nostra vita, ne sentiamo ancora il coinvolgimento emotivo, non c'è quella giusta distanza che ne permette freddezza di analisi scientifica, ma la storia contemporanea è così e per lo storico è una sfida a tenere separati il giudizio politico, ma non quello morale. 

Vagando negli studi della cultura politica e dei partiti italiani ho intercettato un argomento curioso e interessante ed in gran parte sottaciuto: come i giovani di destra vissero il loro '68. Devo precisare che io non l'ho vissuto affatto in quanto la mia generazione è venuta dopo, eravamo semmai i nipotini del '68, ne abbiamo subito io fascino. Quindi è solo per curiosità intellettuale quelo09 che mi ha spinto ad approfondire i cosiddetti Campi Hobbit. 

Intanto bisogna inquadrare l'argomento nel contesto storico in cui si sono tenuti: erano gi anni del '77 e in Italia c'era il terrorismo, quello delle Brigate Rosse e di atre organizzazioni clandestine o semi-clandestine che compivano attentati ed uccisioni di magistrati, dirigenti aziendali, politici e giornalisti. Erano anni terribili da cui uscivamo a fatica, con una forte mobilitazione di massa delle forze politiche sindacai democratiche e con una reazione dello Stato di pari violenza a quella messa in campo dalle organizzazioni terroristiche di sinistra.

Ma bisogna anche fare qualche cenno su chi erano gli hobbit. Gli hobbit sono una specie di uomini di Arda l'universo fantastico creato dallo scrittore inglese J. R.R. Tolkien che vivono nella Terra di Mezzo, principalmente amministrano un paese chiamato La Contea. Rivestono un ruolo importante nel racconto fantastico "Il Signore degli Anelli" scritto da Tolkien, loro sono "uomini quasi uomini" che si interessano di problemi che riguardano esclusivamente alla loro contea ed amano fare feste, camminano silenziosamente ed hanno una vista ed un udito molto sviluppati.

Di Campi Hobbit in Italia formalmente se ne tennero quattro ad opera dei giovani missini del Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del MSI. Elémire Zolla, uno scrittore, filosofo e storico delle religioni interpreterà i racconti fantastici di Tolkien in chiave neofascista e tradizionalista e quindi diventa per i giovani missini un punto di riferimento mito-poetico e preso a simbolico degli anni settanta. Sempre sul fronte della mitologia elaborata da Evola Julius, altro intellettuale di destra, bisogna far riferimento a lui per quanto riguarda l'utilizzo della croce celtica all'interno dei Campi Hobbit, che erano sostanzialmente dei raduni di giovani che ascoltavano musica dei gruppi dell'area di destra e tenevano dibattiti di cultura politica, otre a bere e ballare.

Negli anni del '77 irruppe nel mondo giovanile Pino Rauti, segretario per brevissimo tempo del MSI proprio con l'organizzazione di questi Campi con l'obiettivo di recuperare quell'area ribellistica e anti sistema che era propria delle nuove generazioni e nell'aprile del 1977 sui giornali di destra, in particolare il giornale satirico "La voce della fogna" fondato da Marco Tarchi, altro giornalista di destra, si diede l'annuncio del primo Campo Hobbit che si tenne a Montesarchio in provincia di  Benevento tra l'11 e il 12 di Giugno del 1977. L'intento era quello di radunare i propri militanti per mettere in comune delle iniziative metapolitiche, tematiche già erano presenti da qualche anno in quell'area: musica, radio libere, temi sociali, la disoccupazione giovanile,  l'ecologismo, la condizione della donna, temi che non venivano trattati formalmente e pubblicamente dal partito. In questo primo raduno appare per la prima volta la croce celtica, viene finanche tentata di formare una croce celtica umana come ben rappresentata nella foto di seguito.

Di Campi Hobbit ufficialmente ne sono stati organizzati quattro dal Fronte della Gioventù, poi ne sono seguiti atri che hanno a loro fatto riferimento in termini culturali. Poi il fenomeno culturale e politico piano piano è andato scemando, si è esaurito, ma ne rimane la memoria storica.

Insomma anche i giovani di destra hanno avuto il loro '68, anche se non gli piaceva essere ripresi con la mano destra alzata a mò di saluto fascista, rimane qualche foto interessante a rappresentare la dignità che il fenomeno culturale e politico ha avuto i Italia.


domenica 3 novembre 2024

FEDERALISMO - INDIPENDENZA - SECESSIONE

Il dibattito sull'opzione di una Italia Federale risale al nostro Risorgimento ed uno dei sostenitori fu Carlo Cattaneo, un filosofo e patriota che svolse un ruolo determinante nelle Cinque giornate di Milano del 1848. Cattaneo sosteneva la necessità uno Stato federale, una sorta di Confederazione tra Sati regionali che avrebbero dovuto garantire l'autonomia dei singoli Comuni. Un esempio di uno Stato federale era a noi confinante ed era la svizzera. Ma in quel dibattito prevalsero i sostenitore dello Stato Unitario che guidasse economicamente lo sviluppo ed intorno allo Sato di Savoia si strinsero tutti gli altri Stati regionali che rispetto al primo erano molto più deboli e sicuramente avrebbero segnato il passo mettendo in difficoltà l'Italia in relazione agli altri Stati Europei. Certo per realizzare l'Unità d'Italia, come sappiamo, fu anche grazie all'opera delle azioni militari compiute nel Meridione ed in altre parti del nostro territorio. Se non ci fosse stata l'azione combinata tra politica guidata da Cavour e quella militare di Garibaldi e dei suoi Mille, l'Unità avremmo realizzata con maggiore di quanto l'avessero fatta negli altri paesi europei.

Quindi l'opzione di uno Stato federale fu presente fin dagli albori dell'unità e pur privilegiando l'altra al momento della costituzione di uno Stato centrale, fu sempre una scelta possibile nel dibattito politico italiano, non fu mai abbandonata definitivamente, d'altronde non poteva essere diversamente dato che i nostri Comuni hanno avuto sempre grossi poteri ammnistrativi, solo in parte sospesi durante il regime fascista, ma che risalgono ancora all'impero di Carlo Magno nell'800.

Si è ripresentata in modo molto forte l'opzione federalista con la nascita dell'idea di una nazione Padana, con un popolo padano con proprie caratteristiche e questo è stato possibile proprio perchè si intravedeva la possibile realizzazione concreta dell'Unione Europea. Il federalismo rappresentato da Uberto Bossi che aveva già da tempo federato diverse Leghe presenti nel Nord dell'Italia ed in parte anche nel Centro, insieme a Gianfranco Miglio pesarono ad una Europa che fosse una confederazione delle diverse regioni europee, come alcune della Germania, passando dall'Austria, Francia e quelle Italiane più "robuste" economicamente, come la Lombardia.

Aver creato, per lo meno idealmente, la nazione Padania si è sostanziato una forma di razzismo, che possiamo definire etnorazzismo cioè basato sull'etnia, sulla stirpe. Questo concetto è ripreso in tutte le altre forme di richesta di indipendenza, ne è uno dei motivi per cui si giustifica prima l'indipendenza e poi la secessione. Qualcuno può chiedersi come mai la Lega non è riuscita nell'operazione, semplicemente perchè chi votava Lega non era per la secessione. E al di à del Senato Lombardo che aveva questa aspirazione, non era radicata per davvero nel cosiddetto popolo lombardo, non era maggioritaria per davvero nella Lombardia, né nel Veneto e tanto meno in Piemonte. Poi c'è stato anche una forte reazione da parte delle istituzioni dello Stato, i primo luogo sono stati coinvolti i diversi Presidenti della Repubblica contrari ad una soluzione di tal genere.

Ma l'opzione federalista rimarrà ancora nel dibattito politico italiano e nel futuro potrà esserci qualche altro organismo politico a cavalcare questa idea di una Italia Federale in una Europa delle Regioni.

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Bibliografia consultata:

- "I confini dell'odio - Il nazionalismo etnico e la nuova destra europea" di Bruno Luverià




LIBRI FRAMMENTATI NELL'OTTOCENTO

LIBRI FRAMMENTATI NELL'OTTOCENTO di Luciano Vacca Nell'Ottocento prendere i libri in prestito era più conveniente che comprarli. Ma...