domenica 15 dicembre 2024

LA STRANA STAGIONE DELLA "SOLIDARIETA' NAZIONALE"

LA STRANA STAGIONE DELLA "SOLIDARIETA' NAZIONALE" di Luciano Vacca

Il 20 giugno del 1976 ci furono le elezioni e la campagna elettorale fu caratterizzata dalla preoccupazione del "sorpasso" comunista sulla Democrazia Cristiana che aveva tenuto nella primavera il suo congresso ed eletto some segretario Benigno Zaccagnini, un autorevole uomo della guerra partigiana amico di Aldo Moro. La sua elezione come segretario fu una soluzione creatasi da una maggioranza progressista che si andava formando all'interno della DC contro le vecchie oligarchie di partito e le pratiche di potere. Questa soluzione diede respiro ai giovani ed in particolare al mondo cattolico democratico, ma anche ai cattolici più intransigenti come quelli di Comunione e Liberazione che proprio in quel periodo formarono il loro movimento polito, appunto, il Movimento Popolare. Il mondo cattolico si era diviso tra quelli a favore del mantenimento della legge sul divorzio, come la Lega Democratica e quelli contro. E tra quelli a favore c'erano chi sosteneva l'esperimento di Zaccagnini e chi invece aveva definitivamente volto lo sguardo al Partito Comunista Italiano ottenendo alcune candidature come indipendenti al Senato. I vescovi in convengo tenuto a Roma nel 1974 criticarono che aveva scelto quest'ultima soluzione, quella di stare alcuni cattolici con il PCI. Ma da lì a poco, nel 1976, ci fu un convegno ecclesiale che legittimerà il pluralismo politico dei credenti.

La DC si presentò all'elezione come unica alternativa al comunismo recuperando in questo modo l'elettorato moderato. famosa la frase di Indro Montanelli che da poco aveva fondato il "Giornale nuovo": "turatevi il naso, a votate DC". La DC recuperando voti fino al 38% mentre il PCI pur avanzando arrivò al 34%, mentre il PSI ebbe un pessimo risultato al 9,6% come pessimo fu per tutti i partiti intermedi dell'area di governo. Mentre invece dall'altra parte furono eletti cinque deputati della sinistra movimentista: Democrazia proletaria. Il risultato elettorale fece evidenziare un bipolarismo capeggiato nei due schieramenti da una parte la DC e dall'altra il PCI.

Aldo Moro nel ruolo più defilato di presidente dell'Assemblea Nazionale della DC iniziò a parlare di uscire dalla "democrazia bloccata" e puntò su una possibile evoluzione della politica comunista quindi effetto di questa convergenza furono i cosiddetti governi di "solidarietà nazionale" che inizialmente videro l'astensione del PCI che abbandonava il ruolo di opposizione e come gli altri partiti dell'arco costituzionale permise di far nascere un governo monocolore guidato da Giulio Andreotti. I giornali coniarono l'espressione di "governo della non sfiducia". Tina Anselmi, una prima donna, anche lei aveva militato nelle file dei partigiani, fu nominata ministro della Sanità.

Ovviamente il conflitto politico era mediato, da questo momento, da un atteggiamento "consociativo" riducendo i margini di dialettica politica tra governo e opposizione assunta dal Partito Radicale di Marco Pannella erede della sinistra liberale. I radicali ispirati da un individualismo libertario elaborato da un umanismo politico dal 1978 iniziarono a proporre i primi referendum abrogativi dopo quelli del 1974 sul finanziamento pubblico ai partiti e sulla legge Reale, tutte e due sconfitti anche se raggiunsero percentuali di tutto rispetto.

Comunque il governo di "solidarietà nazionale" stabilizzò l'economia approfittando della bassa conflittualità sociale dovuta al nuovo ruolo assunto dal PCI. Nel sindacato si iniziò a parlare del salario come variabile non del tutto indipendente. Di lì a poco ci fu la "svolta dell'Eur" di Luciano Lama con u approccio più responsabile delle richiesta contrattuali Fu rilanciata la lotta al terrorismo con una riforma dei Servizi Segreti screditati e l'Ispettorato antiterrorismo e il Nucleo dei Carabinieri che furono sciolti, lasciando un pericoloso vuoto di intelligence e repressione i quella fase.

Successivamente nel 1977 il governo della "non sfiducia" fu allargato a La Malfa del PRI uomo vicino ad ambienti imprenditoriali più illuminati. Il clima politico internazionale andava cambiando e questo fece in modo che sia a destra che a sinistra gruppi interni agli schieramenti politici italiani inasprissero il conflitto. Proprio ij questa fase la loggia massonica P2 costituì una rete di reazioni tra il livello internazionale ed un gruppo di politici, militari, giornalisti, imprenditori per condizionare dall'interno il sistema democratico, influenzare il governo ed in particolare la DC. Inizia a circolare il "Piano di rinascita democratica" voluto da Licio Gelli con l'obiettivo di controllare la stampa, i sindacati, ridimensionare la magistratura e promuovere una serie di riforme politiche che semplificassero la democrazia e sterilizzassero i movimento sociali.

Il terrorismo di sinistra alzò il tiro contro le istituzioni e contro il PCI che secondo loro aveva ceduto alle lusinghe del potere. Ne 1976 le Brigate rosse guidate da Moretti iniziarono una serie di ferimenti e assassini di magistrati, giornalisti e politici. Si aprì una spirale di crescente terrore co l'azione congiunta di sigle come Prima Linea e i Nuclei armati proletari. Sempre nel 1977, i parallelo, cresceva il movimento di contestazione sia nelle città che nelle università guidato dall'arcipelago di Autonomia operaia.

Gli americani continuavano ad essere ostili ad un avvicinamento della DC al PCI e questo fu confermato anche dalla nuova amministrazione democratica di Carter mostrando sempre più insofferenza per la politica di "solidarietà nazionale". anche nel blocco sovietico l'avvicinamento di Berlinguer alla Dc non fu visto con buon occhio e i finanziamenti anziché arrivare al partito iniziarono ad arrivare a componente filosovietico interne critiche al segretario. 

Insomma l'Italia tentò di uscire dalla crisi economica e dalla stagione di violenza politica con u processo di evoluzione del sistema politico che venne però drammaticamente ostacolato. Nel 1977 il PCI chiese di superare la "no sfiducia" e di entrare direttamente nel governo con propri ministri, ma la DC preoccupata diede una risposta negativa ma si addivenne un accordo dove il PCI per tutto il mandato del settennato del presidente della Repubblica sarebbe stato nella maggioranza e non ancora nel governo. Nel 1978 l'ambasciata americana chiese nuovamente di interrompere quello scivolamento pericoloso, secondo loro, verso il "compromesso storico".

Mentre si svolgeva tutta questa delicatissima fase politica che avrebbe potuto portare al governo il PCI di Berlinguer, le Brigate Rosse il 16 marzo del 1978 rapirono Aldo Moro che si stava recando in Parlamento a votare la fiducia al nuovo governo Andreotti con l'accordo trovato con i comunisti. La "solidarietà nazionale" fu blindata in chiave di emergenza in difesa delle istituzioni. nel vasto sconcerto dell'opinione pubblica e delle forze politiche, gli apparati di sicurezza mostrarono tutta la loro inefficacia e impreparazione ad affrontare la strategia terrorista. Ancora oggi gli obiettivi delle Brigate rosse non sono chiari. Furono giorni terribili per l'Italia, giorni in cui tutto era molto confuso tra lettere inviate dallo statista, al processo del popolo a cui era stato sottoposto, azioni inefficaci dei servizi di sicurezza, la possibile trattativa, fino ad arrivare a posizioni di estrema fermezza voluta dal PCI e sulla quale si attestarono tutto il mondo politico con l'esclusione de PSI di Bettino Craxi. Oggi sappiamo che finanche a Santa Sede fece un tentativo senza successo per salvare Moro ipotizzando di pagare un riscatto. Come sappiamo che all'interno stesso delle Brigate rosse non tutti erano d'accordo con la sua uccisione, comunque in loro prevalse la posizione con quel gesto avrebbero segnato un riconoscimento politico diffondendo la tesi che la DC e lo Stato fossero responsabili della fine dell'ostaggio.

Il 9 maggio Aldo Moro fu fatto ritrovare morto e segnò la fine di una stagione politica non solo quella della "solidarietà nazionale" ma anche quella delle stesse Brigate rosse e di tutto il terrorismo di sinistra. I realtà oltre alla motivazione dell'emergenza istituzionale no si trovò un'altra motivazione per fare proseguire quell'esperimento politico.

Dal 1976 con la sconfitta elettorale del PSI di Craxi si era aperta a sinistra una forte conflittualità. Il nuovo corso dei socialisti era quello di mettere insieme il liberalismo con il socialismo contro il marxismo e di aprire una fase di stretta collaborazione don la DC lasciando all'opposizione il PCI.

Nel 1978 si ebbero le dimissioni di Giovanni Leone dal Quirinale che accusava la DC, il suo partito, di non averlo a sufficienza difeso in relazione ad alcune insinuazioni scandalistiche. Craxi ottenne che fosse eletto Sandro Pertini alla presidenza della Repubblica, un partigiano e sostenitore di un rilancio della "solidarietà nazionale" quindi non ina figura propriamente vicina a lui.

Sempre nel 1978 il governo Andreotti aderì allo Sme, il Sistema monetario europeo, questo non permetteva più di avere flessibilità monetaria. Il PCI fu contraria a quella soluzione come fu contrario al dispiegamento di missili sul nostro territorio in risposta agli altrettanto missili Ss-20 che aveva schierato l'URSS. Lo scontro portò a none elezioni anticipate nel 1979 che videro per la prima volta perdere il 4% del consenso. Era un segnale simbolico forte che rappresentava la fine sella strategia del "compromesso storico". 

Si succedettero due fragili governi di Cossiga mentre il terrorismo continuava ad impazzare fino ad arrivare il 2 agosto del 1980 con la bomba esplosa nella stazione ferroviaria di Bologna provocando 85 morti co una matrice del tutto opposta a quella di sinistra. Poche settimane prima c'era stato l'abbattimento nei cieli di Ustica di u aereo civile con 81 persone a bordo dove probabilmente furono coinvolti le aviazioni dei paesi occidentali e della Libia. 

Il congresso della DC a febbraio del 1980 con l'accordo di una serie di correnti moderate allargate ad esponenti anche di sinistra tra cui Donat-Cattin oltre a quella andreottiana si definì il cosiddetto "preambolo" quindi l'esclusione di qualsiasi dialogo con il PCI. In quell'anno la Fiat mise in licenziamento 14.000 dipendenti, il PCI di Berlinguer e la CGIL si schierarono con il potere operaio i fabbrica, ma una astuta manovra della stessa azienda portò alla marcia dei 40.000 per e vie di Torino. Il PCI e la CGIL uscirono sconfitti. Si chiuse definitivamente sia sul piano politico che su quello sociale una stagione dove si era tentato di uscire dalla crisi economica e di sistema. Forse fu anche l'ultimo tentativo di trovare una soluzione alla crisi della Repubblica dei partiti e della loro rappresentanza.

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Bibliografia utilizzata:

"Storia essenziale dell'Italia repubblicana" di Guido Formigoni

"Piombo rosso" di G. Galli

"La Repubblica dei partiti. Evoluzione e crisi di u sistema politico 1945-1996" di P. Scoppola





domenica 1 dicembre 2024

LA SUCCESSIONE STORICA DELLA DEMOCRAZIA

 LA SUCCESSIONE STORICA DELLA DEMOCRAZIA di Luciano Vacca

La democrazia ha una storia relativamente breve. Nasce in una stagione tanto intensa quanto breve dell'antichità cui seguì una lunghissima sparizione dalla scena della storia. La riemersione avvenne circa tre secoli fa nel mondo anglosassone per poi diffondersi, non senza contrasti, nel resto dell'Occidente. Solo negli anno recenti la democrazia è diventata una realtà estesa in molta parte del mondo.

Nell'antichità tutto accadde nel IV secolo avanti Cristo nella città di Atene dove dopo aver superato di slancio il regime oligarchico, visse una breve ma intensissima stagione democratica. i libri di storia ci riportano praticamente tutto: l'atto di nascita con la riforma costituzionale di Cisterne e anche la data che ne sancì simbolicamente la fine, il processo e la condanna a morte di Socrate.

Quegli anni coincisero con una straordinaria fioritura delle arti e del pensiero che da sempre sprigionano un irresistibile fascino. Ma la vicenda politica fu intensa ma anche molto problematica: l'esercizio democratico del potere, da cui erano esclusi donne, meteci e schiavi, raggiunse un felice equilibrio nel trentennio in cui la democrazia fu guidata dalla forza e dalla saggezza di Pericle e cominciò ad incrinarsi subito dopo la sua morte con incursioni di demagoghi affascinanti e spregiudicati come Alcibiade che la spinse verso avventure come quelle in Sicilia. Gli ultimi anni di quel secolo furono difficili e tormentati: le sconfitte militari nel Peloponneso, il radicalismo popolare e la rabbiosa risposta degli oligarchi con i Trenta tiranni. Quando la democrazia tornò al potere processò e condannò Socrate macchiandone il nome della stessa democrazia per molti secoli successivi.

Ci fu una latenza di più di due millenni. La democrazia tornò ad affacciarsi sulla scena della storia nel Settecento. In Gran Bretagna e negli Stati Uniti iniziò l'avventura moderna della democrazia. Essa da allora, circa tre secoli fa, ha preso forme diverse.

Possiamo tracciare una efficace sintesi dei cambiamenti avvenuti nella democrazia in tre fasi che si sono succedute nel corso del tempo:

  1. Il parlamentarismo liberale
  2. La democrazia dei partiti
  3. La democrazia del pubblico

Nella sua prima fase la democrazia ha avuto uno spiccato carattere elitario: basta ricordare agli scontri che scossero la Gran Bretagna per un secolo intero a causa delle intransigenti resistenze all'allargamento del suffragio, oppure, ancora, al fatto delle prime elezioni nell'Italia unificata dove poteva partecipare soltanto il 2% della popolazione e votò effettivamente lo 0,5% dei cittadini. Quella stagione sicuramente possiamo definirla come una "democrazia elitaria", uno strumento nelle mani di una parte piccola e privilegiata della popolazione che eleggeva una "sua" rappresentanza politico-parlamentare.

Ci furono aspre contese politiche ma dopo le cose cambiarono. Dalla fine dell'Ottocento i cittadini strutturarono una rete fittissima di organizzazioni per partecipare alla vita democratica. Oltre ai partiti c'erano i sindacati, le associazioni professionali, le organizzazioni delle donne e dei giovani, tutto l'associazionismo culturale. E poi i grandi movimenti che hanno scosso gli equilibri politici e sociali apportando nuova linfa alla stessa democrazia. Una democrazia organizzata dove i cittadini riuscivano, con minore o maggiore efficacia, a far sentire la propria voce attraverso un sistema articolato e diffuso di rappresentanza sociale e politica.

L'ultima stagione, nella quale ci stiamo immergendo viene definita la "democrazia disintermediata", ovvero una democrazia ridotta allo scontro tra diversi leader politici che interagiscono tramite il sistema mediatico e i cittadini ridotti a folla disorganizzata. La rappresentanza è ridotta all'identificazione con il leader: gli altri canali di scorrimento della volontà dei cittadini sono logorati e ostruiti.

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Bibliografia utilizzata per l'articolo:

  • "Il futuro addosso - L'incertezza, la paura e il farmaco populista" di Ferruccio Capelli
  • "Atene, la città inquieta" di Mauro Bonazzi
  • "Principi del governo rappresentativo" di Bernard Manin




LIBRI FRAMMENTATI NELL'OTTOCENTO

LIBRI FRAMMENTATI NELL'OTTOCENTO di Luciano Vacca Nell'Ottocento prendere i libri in prestito era più conveniente che comprarli. Ma...